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	Commenti a: Vita da freelance: come gestire i momenti di magra	</title>
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	<description>Interprete e traduttrice</description>
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		<title>
		Di: Emanuela Cardetta		</title>
		<link>https://k-demo.it/cardetta/vita-freelance-gestire-momenti-magra/#comment-215</link>

		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Cardetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2016 12:48:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://k-demo.it/cardetta/vita-freelance-gestire-momenti-magra/#comment-213&quot;&gt;lituopadania&lt;/a&gt;.

Ma sai che anche io mi rilasso un sacco ad affettare verdure?! Che bello scoprire che non sono l&#039;unica!

Grazie mille per aver condiviso il suggerimento di chiamare di tanto in tanto i clienti giusto per fare quattro chiacchiere. Devo dire che non è una cosa che io faccio abitualmente, ma in effetti è un&#039;ottima idea, anche se, per il mio carattere, penso che mi sentirei più a mio agio a fare una chiacchierata del genere durante un incontro casuale piuttosto che facendo una telefonata senza un motivo preciso (forse sono un po&#039; ossessionata dall&#039;idea di disturbare).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://k-demo.it/cardetta/vita-freelance-gestire-momenti-magra/#comment-213">lituopadania</a>.</p>
<p>Ma sai che anche io mi rilasso un sacco ad affettare verdure?! Che bello scoprire che non sono l&#8217;unica!</p>
<p>Grazie mille per aver condiviso il suggerimento di chiamare di tanto in tanto i clienti giusto per fare quattro chiacchiere. Devo dire che non è una cosa che io faccio abitualmente, ma in effetti è un&#8217;ottima idea, anche se, per il mio carattere, penso che mi sentirei più a mio agio a fare una chiacchierata del genere durante un incontro casuale piuttosto che facendo una telefonata senza un motivo preciso (forse sono un po&#8217; ossessionata dall&#8217;idea di disturbare).</p>
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		<title>
		Di: lituopadania		</title>
		<link>https://k-demo.it/cardetta/vita-freelance-gestire-momenti-magra/#comment-213</link>

		<dc:creator><![CDATA[lituopadania]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 09:35:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quanto descrivi è una situazione che conosco relativamente bene e in cui mi capita di imbattermi di tanto in tanto. Non mi sono mai ritrovato però, almeno per ora, a rimpiangere il mio vecchio lavoro. Forse perché è passato troppo poco da quando ho deciso di lasciare la multinazionale per cui lavoravo e di mettermi in proprio (fine Giugno 2013).
Mi trovo d&#039;accordo con la tabella che hai riportato, anche se, per quanto riguarda le prime quattro attività, mi sto sforzando di dedicare a esse un certo tempo ogni settimana.
A me capita spesso di avere del tempo libero verso la fine del mese, quando tutti gli altri sono solitamente molto più impegnati. In questi casi secondo me è importante evitare di passare ore davanti al PC senza aver nulla da fare, così da bloccare sul nascere l&#039;insorgere di possibili umori depressivi. Meglio uscire a fare una passeggiata dunque, o - come faccio io - andare in biblioteca a vedere se c&#039;è qualcosa di interessante da leggere.
Contro i momenti di sconforto e quando mi sento un po&#039; giù io ho una cura tutta mia: fare matematica o ascoltare qualche intervista a James Hetfield (il co-fondatore dei Metallica). Si tratta appunto di una cosa molto personale, che probabilmente non ha alcun effetto su altri, ma il senso è trovare qualcosa che ci faccia stare meglio, non importa cosa. Anche empiricamente, per tentativi. Se si nota che qualcosa ci fa bene, quella è la direzione da seguire. Per esempio, quando avevo un lavoro da dipendente e tornavo a casa particolarmente stressato (hai presente quando non riesci a smettere di pensare a certe cose o - come nel mio caso - vedi data base, fogli elettronici, tabelle, grafici e formule dappertutto?) ho scoperto che un&#039;attività fisica in grado di distrarmi e scaricare le mie tensioni era... non ridere... affettare zucchine, pomodori, carote, ecc. La concentrazione necessaria a evitare di tagliarmi da sola era sufficiente a farmi cambiare &quot;dimensione mentale&quot;. Quindi io mi rilassavo e in più contribuivo a dare una mano nella preparazione della cena, non male no?
In aggiunta alle attività da te ben sintetizzate io metterei anche quella di relazione (se così si può chiamare), che nel mio caso consiste nel chiamare i miei clienti per capire un po&#039; come stanno andando le cose; in modo veramente disinteressato, senza secondi fini. Succede poi che queste cose, se fatte bene, hanno sempre un ritorno positivo perché fanno sentire il tuo cliente al centro dell&#039;attenzione. In quelle chiacchierate - a volte sembra strano persino a me - capita che i clienti mi raccontino un&#039;infinità di cose che poi tornano utili anche per il mio lavoro. Nel mio campo (TLC e IT) quelli sono i momenti in cui capisci come sta andando la concorrenza, quali sono i movimenti di mercato, ecc. Perché uno dei rischi del lavorare in proprio è anche quello di restare isolati e perdere la visione di insieme del tuo settore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto descrivi è una situazione che conosco relativamente bene e in cui mi capita di imbattermi di tanto in tanto. Non mi sono mai ritrovato però, almeno per ora, a rimpiangere il mio vecchio lavoro. Forse perché è passato troppo poco da quando ho deciso di lasciare la multinazionale per cui lavoravo e di mettermi in proprio (fine Giugno 2013).<br />
Mi trovo d&#8217;accordo con la tabella che hai riportato, anche se, per quanto riguarda le prime quattro attività, mi sto sforzando di dedicare a esse un certo tempo ogni settimana.<br />
A me capita spesso di avere del tempo libero verso la fine del mese, quando tutti gli altri sono solitamente molto più impegnati. In questi casi secondo me è importante evitare di passare ore davanti al PC senza aver nulla da fare, così da bloccare sul nascere l&#8217;insorgere di possibili umori depressivi. Meglio uscire a fare una passeggiata dunque, o &#8211; come faccio io &#8211; andare in biblioteca a vedere se c&#8217;è qualcosa di interessante da leggere.<br />
Contro i momenti di sconforto e quando mi sento un po&#8217; giù io ho una cura tutta mia: fare matematica o ascoltare qualche intervista a James Hetfield (il co-fondatore dei Metallica). Si tratta appunto di una cosa molto personale, che probabilmente non ha alcun effetto su altri, ma il senso è trovare qualcosa che ci faccia stare meglio, non importa cosa. Anche empiricamente, per tentativi. Se si nota che qualcosa ci fa bene, quella è la direzione da seguire. Per esempio, quando avevo un lavoro da dipendente e tornavo a casa particolarmente stressato (hai presente quando non riesci a smettere di pensare a certe cose o &#8211; come nel mio caso &#8211; vedi data base, fogli elettronici, tabelle, grafici e formule dappertutto?) ho scoperto che un&#8217;attività fisica in grado di distrarmi e scaricare le mie tensioni era&#8230; non ridere&#8230; affettare zucchine, pomodori, carote, ecc. La concentrazione necessaria a evitare di tagliarmi da sola era sufficiente a farmi cambiare &#8220;dimensione mentale&#8221;. Quindi io mi rilassavo e in più contribuivo a dare una mano nella preparazione della cena, non male no?<br />
In aggiunta alle attività da te ben sintetizzate io metterei anche quella di relazione (se così si può chiamare), che nel mio caso consiste nel chiamare i miei clienti per capire un po&#8217; come stanno andando le cose; in modo veramente disinteressato, senza secondi fini. Succede poi che queste cose, se fatte bene, hanno sempre un ritorno positivo perché fanno sentire il tuo cliente al centro dell&#8217;attenzione. In quelle chiacchierate &#8211; a volte sembra strano persino a me &#8211; capita che i clienti mi raccontino un&#8217;infinità di cose che poi tornano utili anche per il mio lavoro. Nel mio campo (TLC e IT) quelli sono i momenti in cui capisci come sta andando la concorrenza, quali sono i movimenti di mercato, ecc. Perché uno dei rischi del lavorare in proprio è anche quello di restare isolati e perdere la visione di insieme del tuo settore.</p>
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		Di: Emanuela Cardetta		</title>
		<link>https://k-demo.it/cardetta/vita-freelance-gestire-momenti-magra/#comment-212</link>

		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Cardetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2016 15:04:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://k-demo.it/cardetta/vita-freelance-gestire-momenti-magra/#comment-211&quot;&gt;fgpx78&lt;/a&gt;.

E come è stato il passaggio dal &quot;freelanceraggio&quot; al lavoro da dipendente? E&#039; prevalso il sollievo o lo sconforto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://k-demo.it/cardetta/vita-freelance-gestire-momenti-magra/#comment-211">fgpx78</a>.</p>
<p>E come è stato il passaggio dal &#8220;freelanceraggio&#8221; al lavoro da dipendente? E&#8217; prevalso il sollievo o lo sconforto?</p>
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